Quello di Hortulanus è stato il più famoso e influente commento alla Tavola di Smeraldo del Medioevo. Le traduzioni in italiano e in inglese che finora si trovavano online sono però inclomplete e alquanto discutibili, motivo per il quale ho deciso di fare questa nuova traduzione, direttamente dal latino. Il testo originale è tratto dal De Alchimia, una raccolta alchimica stampata per la prima volta nel 1541, lo stesso libro nel quale è stata stampata per la prima volta anche la Tavola di Smeraldo. Dato però che mi piace fare le cose fatte bene, ho deciso di aggiungere a questo articolo anche una breve storia sia del commento di Hortulanus che della stessa Tavola di Smeraldo. E non solo: ho deciso infatti di inserire anche la versione originale in arabo della Tavola di Smeraldo, così da poterla confrontare con le sue traduzioni in latino e in italiano. Infine ho aggiunto varie note al commento di Hortulanus nelle quali ho cercato sia di dare un'idea del contesto fiosofico nel quale si è sviluppato, sia qualche spunto per chi ha occhi per vedere. Devo ammettere che nello scrivere questo articolo mi sono divertito parecchio, motivo per il quale spero che ne seguiranno anche altri simili. Se apprezzi i nostri articoli considera di fare una donazione allo PsyClub per supportare il nostro lavoro. Buona lettura.
Indice
- Al-Lawḥ al-Zumurrud: il testo in arabo della Tavola di Smeraldo
- Sul Commento di Hortulanus
- Sul De Alchimia
- La Tabula Smaragdina: testo latino e traduzione
- Commento di Hortulanus alla Tavola di Smeraldo
- La Preghiera di Hortulanus
- Prefazione
- Capitolo I
- Capitolo II
- Capitolo III
- Capitolo IV
- Capitolo V
- Capitolo VI
- Capitolo VII
- Capitolo VIII
- Capitolo IX
- Capitolo X
- Capitolo XI
- Capitolo XII
- Capitolo XIII
- Note
Al-Lawḥ al-Zumurrud: testo arabo e traduzione
Quello che segue è il testo in arabo della Tavola di Smeraldo, in arabo al-Lawḥ al-Zumurrud (لوح الزمرد). Dato che non conosco l'arabo, per questa traduzione mi sono fatto aiutare dall'IA. Il seguente testo pertanto contiene: 1) una versione "normalizzata" del testo del Kitāb sirr al-ḫalīqa attribuito a Balīnūs (trattandosi di testi manoscritti, esistono diverse versioni, in genere comunque molto simili tra loro), 2) la traslitterazione scientifica (sistema accademico standard) e 3) la traduzione letterale in italiano del testo, fatta dall'IA.
بسم الله الرحمن الرحيم
Bismi llāhi r-raḥmāni r-raḥīm
Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clemente.
قال بلينوس الحكيم: هذا ما قاله هرمس في لوحه الزمردي:
Qāla Balīnūs al-ḥakīm: hāḏā mā qālahu Hirmis fī lawḥihi z-zumurrudī:
Disse Balīnūs il sapiente: questo è ciò che disse Ermete nella sua Tavola di smeraldo:
حقٌّ يقينٌ لا شكَّ فيه،
Ḥaqq(un) yaqīn(un) lā šakka fīhi,
Verità certa, senza dubbio in essa,
إنَّ الأعلى من الأسفل، والأسفل من الأعلى،
Inna l-aʿlā mina l-asfal, wa-l-asfal mina l-aʿlā,
In verità il superiore è dal (procede dal) inferiore, e l’inferiore è dal superiore,
عملُ العجائبِ من واحدٍ.
ʿAmalu l-ʿaǧāʾibi min wāḥid(in).
opera delle meraviglie da uno (solo).
وكما كانت الأشياءُ كلُّها من واحدٍ،
Wa-kamā kānat al-ašyāʾu kulluhā min wāḥid(in),
E come tutte le cose furono da uno,
بتدبيرِ واحدٍ،
bi-tadbīr(i) wāḥid(in),
per disposizione (ordinamento) di uno,
فكذلك وُلدت من هذا الشيءِ الواحدِ
fa-ka-ḏālika wulidat min hāḏā š-šayʾi l-wāḥid(i)
così allo stesso modo furono generate da questa cosa unica
بالتبنّي.
bi-t-tabannī.
per adozione (assunzione, appropriazione).
أبوه الشمسُ، وأمُّه القمرُ،
Abūhu š-šamsu, wa-ummuhu l-qamaru,
Suo padre è il Sole, e sua madre la Luna,
حملته الريحُ في بطنها،
Ḥamalat-hu r-rīḥu fī baṭnihā,
lo portò il vento nel suo ventre,
وربَّته الأرضُ.
Wa-rabbat-hu l-arḍu.
e lo nutrì (lo allevò) la Terra.
أبو الطلسمات،
Abū ṭ-ṭilasmāt,
Padre dei talismani,
وخازن العجائب،
wa-ḫāzin al-ʿaǧāʾib,
e custode delle meraviglie,
تامٌّ قوّتُه،
Tāmmun quwwatuhu,
completa è la sua potenza,
إذا صار تراباً.
iḏā ṣāra turāban.
quando diviene terra.
افصلِ الأرضَ عن النارِ،
Ifṣil al-arḍa ʿani n-nār,
Separa la terra dal fuoco,
واللطيفَ عن الكثيفِ،
wa-l-laṭīfa ʿani l-kaṯīf,
e il sottile dal denso,
برفقٍ وحكمةٍ.
bi-rifq(in) wa-ḥikma(tin).
con dolcezza e sapienza.
يصعدُ من الأرضِ إلى السماءِ،
Yaṣʿadu mina l-arḍi ilā s-samāʾ,
Sale dalla terra al cielo,
ثم ينزلُ إلى الأرضِ،
Ṯumma yanzilu ilā l-arḍ,
poi discende alla terra,
فيأخذُ قوّةَ الأعلى والأسفل.
fa-yaʾḫuḏu quwwata l-aʿlā wa-l-asfal.
e prende la potenza del superiore e dell’inferiore.
فبهذا تنالُ مجدَ العالمِ كلِّه،
Fa-bi-hāḏā tanālu maǧda l-ʿālam(i) kullihi,
E con ciò ottieni la gloria dell’intero mondo,
ويزولُ عنك كلُّ ظلامٍ.
wa-yazūlu ʿanka kullu ẓalām(in).
e si allontana da te ogni oscurità.
هذه قوّةُ القوى،
Hāḏihi quwwatu l-quwā,
Questa è la forza delle forze,
تغلبُ كلَّ شيءٍ لطيفٍ،
Taġlibu kulla šayʾin laṭīf(in),
che vince ogni cosa sottile,
وتدخلُ في كلِّ شيءٍ كثيفٍ.
wa-tadḫulu fī kulli šayʾin kaṯīf(in).
e penetra in ogni cosa densa.
على هذا خُلِقَ العالمُ.
ʿAlā hāḏā ḫuliqa l-ʿālam.
Su questo fu creato il mondo.
ومن هذا كانت العجائبُ
Wa-min hāḏā kānat al-ʿaǧāʾib
E da questo furono le meraviglie
التي عملُها هاهنا.
allatī ʿamaluhā hāhunā.
le cui operazioni sono qui.
ولذلك سُمِّيتُ هرمسَ
Wa-li-ḏālika summītu Hirmisa
E per questo fui chiamato Ermete
المثلّثَ بالحكمة،
al-muṯallaṯa bi-l-ḥikma,
il tre volte nella sapienza (il “trismegisto”),
لأنَّ لي ثلاثةَ أجزاءٍ
li-anna lī ṯalāṯata aǧzāʾ(in)
perché a me appartengono tre parti
من حكمةِ العالم.
min ḥikmati l-ʿālam.
della sapienza del mondo.
تمَّ ما قلتُه
Tamma mā qultuhu
È compiuto ciò che ho detto
في عملِ الشمس.
fī ʿamali š-šams.
sull’operazione del Sole.
Sulla Tavola di Smeraldo
La Tavola di Smeraldo è un testo che nasce nella letteratura ermetica araba medievale. La tradizione attribuisce la leggendaria paternità dello scritto ad Ermete Trismegisto [1], in arabo Hirmis al-Ṯalīṯ al-Ḥikma. La versione più antica ad oggi conosciuta si trova come appendice nel manoscritto del kitāb sirr al-ḫalīqa wa-ṣanʿat al-ṭabīʿa, ossia il libro del segreto della creazione e dell'arte della natura, spesso abbreviato in Sirr al-Khalīqa. Il libro è attribuito a Balīnūs, conosciuto anche come lo Pseudo-Apollonio di Tiana, ed è datato tra i secoli VIII e IX. L'opera è un trattato enciclopedico arabo sull'alchimia e la cosmologia di fondamentale importanza, il quale comprende anche una spiegazione della creazione dell'universo attraverso i quattro elementi.
Il Sirr al-Khalīqa è stato poi inglobato del Sirr al-asrār, ossia il Segreto dei Segreti, divenuto sussivamente famoso (nella versione latina) come Secretum Secretorum. Questo testo è un manuale enciclopedico che al tempo ebbe un grande successo: esso tratta una vastissima gamma di argomenti, tra cui etica, politica, astrologia, alchimia, medicina, alimentazione e fisiognomica. Il suo scopo era di fornire una guida completa per il sovrano, mescolando saggezza politica e scienze occulte. La versione completa che conosciamo oggi risale al X secolo, ma la sua storia inizia almeno cento anni prima: il testo infatti è una raccolta e un'elaborazione di vari altri scritti. Tra le sue righe si trovano le impronte della filosofia greca, della medicina siriaca, della sapienza persiana, e non solo. Il contenuto più filosofico-occulto del Sirr al-asrār deriva appunto dal Sirr al-Khalīqa, mentre il contenuto politico del Sirr al-asrār deriva dal Siyāsa al-ʿāmmiyya, ossia la Politica Generale, che è un trattato puramente politico-amministrativo più sobrio e specifico, nel quale si incontrano già ideologie greche, bizantine e iraniche.
Il Siyāsa al-ʿāmmiyya risale alla prima metà dell'VIII secolo (circa 730-740 d.C.) ed è un'opera è strettamente legata all'epoca del califfato omayyade e in particolare alla figura di Sālim Abū l-ʿAlāʾ (morto nel 743 circa), che fu segretario del califfo Hišām ibn ʿAbd al-Malik. Questo testo sembra riflettere il nascente interesse della corte di Damasco dell'epoca per la cultura greca, la quale fu utilizzata per dare una struttura burocratica e politica solida al vasto impero islamico. Sebbene sia presentato come una serie di lettere di Aristotele ad Alessandro Magno, gli studiosi ritengono che questo testo sia stato redatto proprio da Sālim Abū l-ʿAlāʾ. Sia il al-Siyāsa al-ʿāmmiyya, sia di conseguenza il suo ampliato successore, il sirr al-asrār, appartengono entrambi alla tradizione delle epistole pseudo-aristoteliche, insieme alle successive traduzioni in latino del sirr al-asrār.
Eviterò di approfondire l'argomento, ma credo sia interessante notare che qui siamo molto vicini, sia in senso filosofico-culturale che storico-geografico, sia ai Fratelli della Purezza e alla loro enciclopedia (redatta come una serie epistole anonime destinanete ai membri della confraternita), e sia, soprattutto, ai luoghi in cui visse e morì l'alchimista musulmano Jābir ibn Ḥayyān, nato all'incirca nel 721, a Ṭūs, Iran e morto all'incirca nel 815, ad al-Kūfa, Iraq, il quale è noto il latino come Geber e la cui influenza nella tradizione ermetico-alchimica è immensa.
La traduzione in latino del Sirr al-asrār che ha contribuito di più alla sua diffusione è stata fatta da Ugo di Santalla tra il 1145 e il 1151 circa, ed è stata anche una delle prime traduzioni in latino della Tabula, insieme a quelle di Giovanni da Siviglia (1140 ca.) e successivamente Filippo da Tripoli (1220-1230 ca.). Circa un secolo dopo la traduzione in latino di Ugo di Santalla un contemporaneo di Tommaso d'Aquino, ovvero Ruggero Bacone (1214 ca. - 1292), detto il Doctor Mirabilis, il quale frenquentò l'università di Parigi negli stessi anni di Tommaso, curò e commentò un'edizione del Secretum Secretorum (1260-1270 ca.) che ebbe una particolare importanza nella tradizione alchimica latina medievale. Nella sua edizione aggiunse un saggio introduttivo e vari commenti al testo, nei quali scrisse sia riflessioni personali che approfondimenti tecnici-pratici. Su Bacone troviamo scritto su Wikipedia che fu "Frate francescano, fu uno dei maggiori pensatori del suo tempo. Come filosofo della Scolastica, diede grande importanza alle osservazioni dei fatti e va considerato come uno dei padri dell'empirismo. Per certi aspetti può considerarsi uno dei rifondatori del metodo scientifico, ma non sono pochi i suoi collegamenti con l'occultismo e le tradizioni alchemiche" [2].
Sul Commento di Ortolano
Il commento di Ortolano è chiaramente stato redatto all'interno dell'ambiente culturale della filosofia scolastica medievale, molto probabilmente proprio l'ambiente in cui vissero anche d'Aquino e Bacone. Nel commento di Ortolano ritroviamo infatti sia la terminologia scolastica sia il suo tipico modo di comporre i discorsi, e quindi nella struttura del testo, nel quale la Tavola viene spiegata verso per verso, attraverso un'esposizione logica e tecnico-pratica. Alcuni dei concetti trattati e dei termini utilizzati dall'Ortolano sono analoghi a quelli di d'Aquino e di Bacone, nei quali traspare un pensiero di stampo Aristotelico-Tomista (riporterò alcuni esempi nelle note al testo). Teniamo comunque presente che Ortolano scrive il suo commento in un ambiente culturale dove l'autorità del frate domenicano Tommaso d'Aquino (1225 ca - 1274), principale esponente della scolastica medievale, era immensa. Ricordiamoci che Tommaso d'Aquino, detto il Doctor Angelicus, fu discepolo di Alberto Magno (1200 ca. - 1280), detto il Doctor Universalis, il quale è noto proprio per i suoi interessi nelle scienze naturali e alchimiche, e che entrambi insegnarono proprio a Parigi. Da ciò possiamo capire che non è certo un caso se in alcuni manoscritti medievali la Tabula Smaragdina, il commento di Hortulanus e parti del Secretum Secretorum sono copiati nello stesso codice, e ciò ci suggerisce che nel Medioevo questi scritti venissero letti proprio come testi complementari.
Il commento di Ortolano, o Hortulanus, appartiene quindi a questa continuità filologica che lega l'ermetica dell'antica grecia prima alla tradizione araba e successivamente a quella latina: come possiamo capire quindi questo testo ha delle radici filologiche secolari. Il Commentarium Hortulani super Tabulam smaragdinam inizia ad apparire intorno ai primi anni del XIV secolo (quindi appena dopo d'Aquino e Bacone). A quanto pare, il manoscritto più antico a noi pervenuto che attribuisce il commento ad Hortulanus è il Pal. Lat. 1328, della Biblioteca Apostolica Vaticana, datato tra il 1351 – 1400. Il commento di Ortolano sembra apparire quasi improvvisamente nella letteratura del XIV secolo in modo abbastanza diffuso: ciò suggerisce che il testo circolasse già nei decenni precedenti ai primi manoscritti conservati e che fosse quindi anche abbastanza conosciuto e apprezzato. Julius Ruska nel suo studio del 1926 sulla Tabula Smaragdina sostiene che l'Ortolano, collocato intorno al 1330, rappresenta il primo vero commento sistematico e indipendente alla Tabula prodotto nel mondo latino. Da quanto sappiamo infatti è abbastanza probabile che questo commento sia nato da una sistematizzazione di quelle che prima erano semplici note a margine della Tavola di Smeraldo, la quale prima del commento di Ortolano compariva soltanto in appendice al Secretum Secretorum, all'interno di un breve trattato di carattere magico-alchimico. Anche il commento stesso dell'Ortolano sembra aver subito un'evoluzione nel tempo, ossia da un'iniziale forma continua, o per capirci, qualche pagina di appunti, fino ad un commento più strutturato, diviso in capitoli, che passando per copisti e tipografi ha subito anche una "nobilizzazione umanista", che in generale ha reso il linguaggio un po' più dotto e più filosofico-simbolico, mentre nei primi manoscritti era più tecnico-operativo. Per fare un esempio, nei primi manoscritti avremmo potuto trovare frasi come: "per Sole si intende l'oro, che è caldo e secco; per Luna si intende l'argento vivo, che è umido e freddo. Pertanto, la nostra pietra è generata da questi due." Mentre nelle successive stampe lo stesso passo potrebbe essere stato: "il Sole è il padre, cioè l'oro splendente; la Luna è la madre, cioè l'argento vivo. Da questi due, come dal mare e dalla donna, è generato il figlio del Sole, che è la nostra nobilissima Pietra".
Al tempo molti alchimisti, prevalentemente a causa della sete di sangue del secolare totalitarismo cattolico preferivano rimanere anonimi. Nonostante ciò alcuni di loro, come Alberto Magno e d'Aquino, sono poi stati dichiarati santi e padri della chiesa. Specifico che ovviamente d'Aquino, a differenza di Magno, non si dedicava alla chimica, ma comunque era, seppur sotto il velo della cristianità, un filosofo di stampo sicuramente aristotelico, ma anche neoplatonico ed ermetico: si pensi, giusto per capirci, alle sue numerose citazioni dello Pseudo-Dionigi Areopagita, al suo commento al Liber de Causis, o ad opere come il De operationibus occultis naturae o il De mixtione elementorum. In tal senso oggi lo potremmo definire un "alchimista speculativo". E l'alchimia "speculativa", o meglio l'Ars Regia, è chiaramente quella che a filosofi come l'Ortolano, e a noi, interessa di più.
Comunque, anche riguardo all'identità del nostro Hortulanus non sappiamo nulla. Possiamo però fare delle ipotesi, in quanto su di lui abbiamo solo alcuni indizi contenuti nel testo. Il commento di Ortolano, pur derivando quindi da note e testi precedenti, si ipotizza essere stato composto e strutturato da un frate domenicano, probabilmente vicino all'ambiente dell'università di Teologia di Parigi, ovvero la Sorbona. Tale ipotesi nasce sia dal manoscritto Yale MS Latin 11212, datato al 1380 circa, nel quale l'Ortolano viene presentato come un "filosofo parigino", sia dagli indizi che ci fornisce il testo stesso. Uno degli indizi più importanti è inserito nella prefazione, nella quale l'Ortolano afferma di essere "avvolto nella pella Iacobina". Nel Medioevo infatti i frati dell'Ordine dei Predicatori, ovvero i Domenicani, erano chiamati anche Giacobini, specialmente in Francia. L'Ortolano, nel contesto del XIV secolo, definendosi Giacobino si sta probabilmente collocando geograficamente a Parigi, ossia proprio al centro dell'alchimia scolastica. Quella che sto qui riportando comunque sembra essere l'ipotesi più accreditata, ma non è l'unica, per non dilungarmi troppo però eviterò di trattare le altre.
Nel Medioevo, tra i vari commenti alla Tavola di Smeraldo (in genere latinizzata come Tabula Smaragdina), il commento di Ortolano è stato quello più famoso, più diffuso e più influente per l'alchimia europea, arrivando fino a filosofi come Paracelso e Newton. Nel 1541 per la prima fu pubblicato all'interno di una delle più importanti raccolte alchimiche dell'epoca: il De Alchimia.
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