La pratica iniziatica è un percorso di carattere scientifico e sperimentale: esso infatti si basa su delle ipotesi che vengono verificate attraverso la pratica, e quindi grazie all'esperienza diretta. Una delle ipotesi di partenza è la seguente: noi viviamo in una condizione di schiavitù e di assoggettamento a forze più grandi di noi. La via iniziatica infatti non è per tutti, perché essa è una via di liberazione: molti credono di essere già liberi e rifiutano l'idea di essere schiavi. Di conseguenza non vedono alcun motivo per il quale dovrebbero liberarsi: non vedono le sbarre della loro cella e per questo si illudono di essere già liberi, di avere in mano le redini della loro vita. In effetti tutti potremmo avere in mano le redini della nostra vita, ma purtroppo molto spesso finiamo per affidarle ad altri, per diversi motivi, e quasi sempre senza nemmeno accorgercene. Goethe ha giustamente affermato che "nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo": finché non vediamo le nostre catene e non ne sentiamo il peso non possiamo nemmeno intraprendere un percorso di liberazione. Quindi, appunto, la via iniziatica non è per tutti. Infatti per avere consapevolezza della propria schiavitù, e a maggior ragione per poter affrontare un percorso iniziatico, servono soprattutto educazione, intelligenza e cultura.
Indice
- Sulla Libertà e sulla Disciplina
- Disciplina dell'Anima
- Disciplina dello Spirito
- Osservazione dei Pensieri
- Concentrazione
- Silenzio
- Tre in Uno
- Sulla Pratica Quotidiana
- Esempio di Meditazione
- Conclusione
Sulla Libertà e sulla Disciplina
Chi si sente obbligato a pagare le tasse, il mutuo, l'affitto, ad andare ogni giorno al lavoro, è "schiavo" di queste strutture sociali, nel senso che vive quelle cose come dei pesi che si porta sulle spalle. Ciò però non significa che chi lavora o chi paga il mutuo sia per forza uno schiavo: la differenza tra essere e non essere schiavi sta nel modo in cui percepiamo e viviamo la vita, nel fare le cose senza che esse diventino un peso. Infatti possiamo pagare il mutuo e andare al lavoro anche senza esserne schiavi: dipende tutto da noi, dal nostro approccio alla vita, dalla nostra capacità di essere noi stessi e fare ciò che ci piace, ciò che è coerente con chi vogliamo essere. Il mutuo e il lavoro comunque sono solo dei banali esempi: la maggior parte delle nostre catene in realtà sono molto meno evidenti. Mi riferisco ad esempio ai nostri condizionamenti inconsci, che spesso influenzano e determinano le nostre emozioni e i nostri pensieri, i quali a loro volta determinano i nostri comportamenti e le nostre azioni. Questi pensieri, emozioni, comportamenti e azioni in realtà però non sono proprio "nostri", nel senso che sono indotti appunto da questi condizionamenti inconsci, sui quali in genere non abbiamo alcun controllo. È un po' come se la mente fosse il nostro computer, un computer però pieno di virus, che fatica a rispondere ai nostri comandi. Lo scopo della disciplina mentale è di fare pulizia nella nostra mente-computer e di riprogrammarla come vogliamo noi, così che possa diventare uno strumento utile a manifestare chi siamo veramente, ossia il Sé, invece che continuare ad essere una palla al piede.
Essere liberi significa quindi riprendere in mano le redini della nostra vita, o in altre parole non essere soggetti ad alcun padrone, che è appunto lo scopo di un percorso iniziatico. Fare ciò comunque è molto più difficile di quanto si possa immaginare: d'altronde un percorso iniziatico è una ricerca che dura tutta la vita, una ricerca che porta continuamente a nuove scoperte e a nuovi traguardi, attraverso i quali otteniamo la saggezza e la Sapienza necessarie a liberarci dalle catene e a seguire la strada più adatta a noi. Per riuscire a liberarci da queste nostre catene il primo passo da fare è prendere il controllo della nostra mente: per la maggior parte delle persone infatti la mente è simile ad un toro impazzito, totalmente privo di controllo, che genera confusione e provoca disastri a destra e a manca. E proprio perché i più non hanno il minimo controllo sulla loro mente, di conseguenza sono anche facilmente manipolabili da forze che agiscono sull'inconscio (come la pubblicità, la propaganda, e molte altre). Costoro sono come delle fragili barchette di carta in preda alla corrente. Ciò che sto affermando non è un dogma a cui credere per fede: come ho scritto all'inizio la via iniziatica è una via sperimentale, nella quale le ipotesi di partenza come quella che sto spiegando si possono verificare appunto attraverso la pratica. Per esempio, chi non pratica meditazione può verificare di non avere il controllo della propria mente in un modo molto semplice: gli basterà provare a smettere di pensare. Ah, ma non si può! Diranno alcuni. Costoro, però, si sbagliano: "smettere di pensare", nel senso di porre la mente in silenzio, fermando il continuo chiacchierio mentale, non solo è possibile, ma è anche uno tra i primi e fondamentali passi di qualunque percorso iniziatico autentico.
Oltre a spegnere il flusso caotico della mente si può provare a fare anche qualcosa di relativamente più semplice: ovvero si può provare a mantenere l'attenzione fissa su un unico pensiero, come una pallina rossa, per un intero minuto. Chi non ha una volontà allenata si distrarrà ben prima di arrivare a 30 secondi: entro questo tempo la mente si sarà già persa in qualche altro pensiero, diverso da quello iniziale (la pallina rossa). Perché accade questo? Perché la mente è fuori controllo, per quanto ci si illuda del contrario. Su di essa non abbiamo alcun potere e pertanto ci facciamo trascinare dove vuole lei. Se tu, lettore o lettrice, non hai mai fatto questa prova, ti invito a farla ora: chiudi gli occhi, immagina una pallina rossa e prova a mantenere l'attenzione fissa su di essa. Molto probabilmente ti accorgerai ben presto di star pensando ad altro. Se vuoi puoi usare un timer per provare a fare anche una stima di quanto tempo riesci a mantenere l'attenzione sulla pallina rossa, senza distrarti. Ricorda che alla prima distrazione, cioè appena la pallina rossa sfugge dalla tua attenzione anche solo per mezzo secondo, il timer va subito fermato.
Per riuscire a fare questi esercizi e mantenere l'attenzione su un solo pensiero, o su nessun pensiero, non solo per uno, ma per cinque, dieci, o trenta minuti, o più, ci vuole molto allenamento, oltre a tecniche appropriate e, soprattutto, alla costanza di praticare ogni giorno. La difficoltà maggiore infatti sta proprio nel riuscire a trovare ogni giorno la volontà di praticare, e ciò anche a causa di certe forze inconsce che ci remano contro. Se vogliamo riprendere in mano le redini della nostra vita quindi non dobbiamo semplicemente volerlo, né dobbiamo ripeterci a cazzo delle affermazioni positive che ci illudono di chissà cosa, ma dobbiamo sforzarci di dedicarci ogni giorno alla pratica e di coltivare così il nostro potere personale, il potere su noi stessi, in quanto è solo grazie a lui che possiamo direzionare i nostri pensieri e le nostre azioni. Per questo motivo chi fa un percorso iniziatico, o se preferiamo un percorso di "crescita interiore" o "spirituale", se vuole ottenere qualche risultato deve prima di tutto disciplinare la mente, riuscendo di conseguenza ad entrare nella dimensione invisibile dell'interiorità, direzionando l'attenzione, ponendosi nel silenzio, dominando pensieri ed emozioni, coltivando l'immaginazione e i sensi sottili. Fintanto che le acque della mente sono agitate non è possibile scendere nel profondo, dove il Sé si cela, sotto strati e strati di catene. Dobbiamo dunque passare dall'essere strumento della mente a fare della mente uno strumento. Dobbiamo tornare ad essere padroni della nostra casa, del nostro tempio, del nostro sistema psicofisico.
Alcuni quando sentono parlare di disciplinare la mente cadono nell'errore di pensare che fare ciò equivalga ad una specie di deprivazione emozionale e/o intellettuale, ma gli effetti della disciplina mentale sono in realtà proprio l'opposto. Riprendere il controllo della mente porta infatti ad esperire le emozioni in modo più intenso e profondo, ma nello stesso momento a rimanere immobili in mezzo al fiume, permettendo di restare presenti, di osservare e comprendere cosa ci sta attraversando, senza farci travolgere. Il nostro flusso di pensieri deve andare dove vogliamo noi, non dove lo trasporta la corrente dell'inconscio. Quando la mente è domata e la nostra attenzione è stabile la visione diventa più chiara, i sensi si amplificano, la percezione della realtà si espande, l'orchestra della vita suona l'armonia della pace e della beatitudine. Il tempo rallenta, lo spazio si dilata, il cuore si riempie di attimi che diventano eterni e che danno senso all'esistenza. Per molti il tempo passa, e con esso la vita, perché i loro istanti sono vuoti. E non sono vuoti perché passano il tempo a lavorare o far festa, ma perché mentre il corpo agisce, la mente è altrove, travolta dal fiume di pensieri che scorre incessantemente e impedisce loro di esperire e godere appieno la realtà. Costoro un giorno si sveglieranno, si guarderanno indietro, e scopriranno di non aver mai vissuto pienamente un solo istante, di aver soltanto buttato via il loro tempo. E a quel punto non potranno più tornare indietro.
Impara pertanto ad osservarti, a conoscerti, a capire cosa pensi, cosa provi, quali sono i tuoi obiettivi, cosa ti rende felice. Guarda dove ti porta la mente e chiediti se è là che vuoi veramente andare. Come suddetto, molti si illudono di essere loro a decidere il loro destino: non si rendono conto che ancor prima che la loro ragione analizzi una scelta il loro inconscio ha già deciso la strada da prendere. E qui non serve neanche la scienza iniziatica, ma basta conoscere un minimo di psicologia di base: la ragione razionalizza movimenti emozionali e/o istintivi, che difficilmente percepiamo, ma che determinano la maggior parte delle nostre scelte. D'altronde se così non fosse cose come la pubblicità e la propaganda sarebbero del tutto inutili, ossia non avrebbero alcun effetto sul nostro inconscio. Invece quante volte ci troviamo a canticchiare la musica di una qualche pubblicità, o a ripetere un motto o uno slogan di una qualche azienda, o di un qualche partito politico? Se accade ciò è proprio perché quelli appena nominati sono strumenti che programmano il nostro inconscio, e che hanno effetti concreti sulle nostre vite. Questi però sono anche i programmi inconsci più superficiali, i più facili da eliminare. Per esempio si potrebbe semplicemente spegnere la tv e non ascoltarli più. Ci sono però anche programmi più profondi, più radicati dentro di noi che, senza un adeguato lavoro su noi stessi, non possiamo nemmeno vedere, figuriamoci eliminare. Tutti questi programmi inconsci costituiscono le sbarre della nostra gabbia, il nostro recinto mentale.
Se diamo per certo di essere arrivati e di essere perfetti non diamo più spazio alla crescita. Questo è un concetto sottinteso anche nell'aforisma di Goethe che ho citato all'inizio. Non dobbiamo mai illuderci di aver capito tutto, perché appena lo facciamo ci creiamo dei paraocchi che ci impediscono sia di vedere i nostri limiti sia di superarli, ossia di crescere. Il dubbio pertanto deve accompagnarci ad ogni passo. Smontare ogni dogma, ogni certezza, e farsi domande, molte domande, senza mai dar nulla per scontato: senza questo atteggiamento di base ogni strada sarà solo un vicolo cieco.
Come suddetto riprendere il controllo della propria mente è un percorso lungo e faticoso, e i buoni sconto sono esauriti da qualche era. Le opzioni sono due: o si pratica e si cresce, oppure si resta fermi nelle proprie certezze, nella propria illusione, nei film mentali che ci facciamo ogni giorno. Di certo non è facile: certe volte significa prendere (metaforicamente) un sacco di schiaffi in faccia, i quali non fanno proprio ridere. Essere disposti a prenderli, comunque, vuol dire essere disposti a crescere. Vuol dire essere aperti al nuovo, a possibilità e visioni diverse, a diversi sguardi sul mondo. Vuol dire aprire la strada alla ricerca, e quindi ad una comprensione sempre più ampia e profonda sia di Sé che della realtà stessa (in quanto la separazione tra il Sé e la realtà è solo una delle tante illusioni che deformano il nostro sguardo). Bisogna "sacrificarsi", ossia bisogna rendere sacro il nostro tempio, bruciando sul fuoco tutto ciò che (dentro di noi) è superfluo, a partire dal nostro recinto mentale.
La Disciplina Mentale riguarda in generale la capacità di governare sé stessi, in tutti i sensi. Come giustamente insegna anche Franz Bardon nel suo libro Introduzione alle Dottrine Ermetiche la disciplina mentale si può dividere in disciplina del corpo, disciplina dell'anima e disciplina dello spirito. Qui però le tratterò in maniera leggermente diversa da come fa lui. Partiamo dalla disciplina del corpo: fare un po' di esercizio fisico fa sicuramente bene, anche all'interno di un percorso spirituale, ma in questo caso non parliamo nello specifico di fare sport, seppur effettivamente anche attraverso lo sport pratichiamo la disciplina del corpo. D'altronde quando facciamo un'attività fisica, oltre ad allenare il corpo, noi stiamo anche disciplinando la mente a rimanere concentrata su quella specifica attività, ad utilizzare e coordinare il sistema psicofisico in un certo modo, eccetera. Nella disciplina del corpo però rientrano varie altre pratiche, come l'Asana (il terzo stadio dello Yoga), cioè la "disciplina della posizione", che ho trattato in un articolo a lei dedicato. La fase dell'Asana infatti è pur sempre disciplina mentale: più nello specifico è lo sviluppo della capacità di mantenere il corpo fermo nella stessa posizione. Questa è una capacità fondamentale per praticare correttamente la meditazione, ed è una capacità che coinvolge sia il corpo che la mente, o meglio che disciplina la mente a mantenere il corpo fermo mentre si medita, in modo che l'immobilità del corpo si possa estendere fino all'immobilità della mente. La disciplina del corpo inoltre riguarda anche l'alimentazione consapevole, il respiro, ed altri aspetti ancora. La disciplina dell'anima invece riguarda aspetti come l'introspezione, l'auto-osservazione, la purificazione mentale. Infine la disciplina dello spirito riguarda aspetti come lo sviluppo dell'attenzione e dei sensi sottili.
La Disciplina Mentale, come spero si possa capire da quanto scritto finora, è una materia piuttosto ampia: per questo motivo qui ho voluto inserire solo un'introduzione teorica, che qui termina, ed una descrizione di alcuni degli esercizi fondamentali, che ora comincia.
Disciplina dell'Anima
Per cominciare c'è una meditazione abbastanza praticata tra i pitagorici, la quale è senza dubbio molto utile per i nostri scopi: essa consiste nel valutare e programmare le proprie giornate. Ogni notte prima di andare a dormire ripercorri con la mente la tua intera giornata e analizza in ordine i vari momenti che hai vissuto, le azioni che hai compiuto, i pensieri e le emozioni che hai provato. Valuta ogni tuo comportamento, non giudicando se è "giusto" o "sbagliato", ma analizzando quanto ogni azione è coerente o meno con i tuoi obiettivi, se ti ha reso o no felice, cosa eventualmente sarebbe stato meglio evitare di fare e cosa potresti fare la prossima volta per migliorare. Quando valuti che le tue azioni sono coerenti con i tuoi obiettivi, con ciò che hai deciso di fare, e che ti rendono felice, goditi tutta la soddisfazione che esse ti danno e ringrazia il Sé per i bei momenti che hai vissuto. Quando invece valuti che avresti potuto ottenere risultati migliori agendo diversamente ringrazia il Sé per la lezione appresa, poi immagina di rivivere quei momenti in modo diverso per capire cosa realisticamente avresti potuto fare tu per migliorare la situazione. Dopo aver ripercorso la giornata passata fai il programma di ciò che intendi fare il giorno successivo. Pianifica il tuo domani tenendo conto delle tue precedenti valutazioni e quindi programma il tuo agire nel modo che hai valutato migliore. Il giorno dopo, appena ti svegli, riprendi mentalmente il programma che avevi fatto la sera prima, ripassalo punto per punto e immagina di metterlo in atto, così da imprimere il programma nella memoria e nutrire la volontà di eseguirlo.
La disciplina mentale, e più in generale tutta la pratica spirituale, non va presa come un semplice insieme di esercizi, ma piuttosto come un vero e proprio stile di vita, una missione individuale e interiore. Comincia con il prendere una semplice abitudine: ascoltati, calma la mente, porta la tua attenzione sul cuore, e apri il tuo occhio interiore, per osservare cosa si muove dentro di te. Oppure osserva cosa si è mosso dentro di te nei momenti in cui hai reagito ad uno stimolo esterno in modo automatico, senza pensarci, senza ascoltarti, senza osservarti. Osserva le tue emozioni, i tuoi pensieri, le tue azioni, le tue parole. Rivivile, ricordale, analizzale. Ricerca costantemente soluzioni, scelte, comportamenti che ti rendono felice e che ti fanno crescere, che ti fanno evolvere, che espandono la tua coscienza.
Tieni un diario in cui registri i tuoi progressi: scelte, auto-valutazioni, programmi, pensieri, osservazioni, risultati, e tuttò ciò che ritieni importante.
Imparare ad osservarsi, a rivivere e a valutare i propri pensieri e le proprie azioni, le proprie giornate, la propria vita, pianificare il proprio futuro, è il primo passo per cominciare a dare un ordine alla propria vita e sottrarsi alle grinfie del caos. Per osservarci però dobbiamo distaccarci dai pensieri e dalle azioni, dobbiamo riuscire a fissare l'attenzione su ciò che stiamo osservando, senza farci distrarre, senza farci travolgere.
Disciplina dello Spirito
Gli esercizi che seguono sono delle pietre miliari della disciplina mentale. Questi non sono esercizi qualunque, ma sono l'inizio di tutta una serie di pratiche che si basano su di essi. Quindi se non li pratichi non potrai nemmeno proseguire con le tecniche più avanzate (che non tratterò in questo articolo).
Osservazione dei Pensieri
Il primo esercizio della disciplina dello spirito è imparare ad osservare e calmare il flusso di pensieri che ci scorre nella mente, in modo distaccato. Questo quindi è il momento di sedersi comodi, chiudere gli occhi, appoggiare la lingua alla parte superiore del palato e calmare il respiro, respirando con il diaframma. Osserva il fiume dei pensieri e lascialo scorrere, senza farti trasportare, senza lasciarti travolgere dalla corrente. Distaccati dal fiume, rimanendo immobile in mezzo ad esso. Impara ad osservarlo, a camminare sulle sue acque. Cerca di mantenere un respiro regolare, lento, profondo e ritmato (per esempio, alterna espirazione ed inspirazione ogni 3-4 secondi). All'inizio alcuni trovano utile immaginare di guardare il proprio flusso di pensieri all'interno di uno schermo, come se fosse un film proiettato nella propria mente.
Ogni volta che ti rendi conto che non stai più "guardando il film", ma ti sei di nuovo immerso nel flusso dei tuoi pensieri, ovvero ti stai facendo trasportare dalla corrente, torna semplicemente a distaccarti da essi e continua l'esercizio. Con l'allenamento pian piano riuscirai a rimanere distaccato da essi sempre più a lungo.
Concentrazione
All'osservazione dei pensieri ed al respiro lento e ritmato consegue in modo naturale anche un acquietamento della mente. Quando il flusso di pensieri diventa più calmo puoi passare al secondo esercizio: lo sviluppo della concentrazione. Questa volta l'obiettivo è mantenere l'attenzione su un solo ed unico pensiero. La mente non disciplinata tende ad andare dove vuole lei: per questo dobbiamo allenarci a farla andare dove vogliamo noi. Allenarsi a mantenere l'attenzione a lungo su un unico pensiero serve a prendere il controllo del flusso dei pensieri. La disciplina mentale (o più in generale la meditazione) in questo senso può essere vista come una palestra per la mente, e in quanto palestra richiede appunto allenamento, dedizione, sacrificio.
Scegli dunque un oggetto, o una forma geometrica, o anche un suono, o un profumo. Almeno all'inizio scegli qualcosa di semplice, come una pallina rossa. Poi, una volta che il tuo flusso di pensieri è lento e stabile, fissa la tua attenzione sull'oggetto scelto e mantieni l'attenzione su tale oggetto più a lungo che puoi. Ad un certo punto molto probabilmente ti distrarrai e comincerai a pensare ad altro. Appena ti rendi conto che stai pensando ad altro distogliti subito da questi pensieri, che ora sono solo distrazioni, e ritorna a fissare l'attenzione sull'oggetto scelto.
Per aiutarti a mantenere l'attenzione sull'oggetto puoi provare ad osservare le sue caratteristiche, come dimensioni, peso, colore, temperatura, densità, struttura, utilizzo, eccetera. Per esempio se hai scelto la pallina rossa, puoi provare ad osservarne la superficie, immaginare di toccarla e sentire di cosa è fatta, puoi giocarci, immaginando per esempio di farla rimbalzare per terra. L'importante è che al centro della tua attenzione rimanga sempre l'oggetto scelto. Se vuoi, puoi anche scegliere una frase (o un testo) e ripeterla più volte: come dei versi di una poesia, o affermazioni semplici e positive come "io sono felice" o "io sto bene" (ti consiglio però di evitare i mantra orientali, in particolare se non ne conosci il significato, e soprattutto di scadere in desideri egoici come "io sono ricco" o banalità simili). Oppure puoi anche meditare su un certo tema, esplorando le sue parti e le loro relazioni.
Nel fare ciò conta quante volte ti distrai. Per farlo puoi aiutarti tenendo in mano un rosario e facendo scorrere un grano ogni volta che l'oggetto su cui ti stai concentrando sfugge alla tua attenzione. Con il tempo dovresti arrivare a pensare all'oggetto scelto sempre più a lungo, e quindi a fine meditazione dovresti riuscire a far scorrere sempre meno grani.
Gli esercizi di concentrazione oltre ad allenare l'attenzione possono avere anche altri scopi. Alcuni di questi esercizi hanno un ruolo fondamentale in un percorso iniziatico: mi riferisco agli esercizi per lo sviluppo dei sensi sottili. Per capire cosa sono i sensi sottili possiamo immaginarli come un'estensione dei cinque sensi fisici. Per farla breve stiamo parlando di "sviluppare l'immaginazione" (in realtà tale definizione è piuttosto riduttiva). Sostanzialmente dobbiamo imparare a vedere, udire, toccare, odorare e gustare ciò che immaginiamo. Anche qui se parliamo di allenamento è perché più ci alleniamo e più aumenta la qualità e la definizione di ciò che immaginiamo. Un po' come con gli schermi (di tv e computer): all'inizio, qualche decennio fa, i tubi catodici permettevano solo di vedere immagini a bassa definizione, mentre oggi con lo sviluppo dei led siamo arrivati a vedere immagini ad alta definizione. Allo stesso modo quando chiudiamo gli occhi e ci immergiamo nel buio della mente dobbiamo riuscire a trasformare quel buio in immagini, suoni, materie, odori e gusti sempre più chiari e nitidi, tanto da sembrare reali. Dobbiamo trasformare la mente in un "proiettore di sensazioni", attraverso il quale poter vedere, udire, toccare, odorare e gustare tutto ciò che immaginiamo.
Per fare ciò, come ho già scritto, fissa la tua mente su un solo, semplice oggetto, come una pallina rossa. Pensa solo e soltanto ad essa, eliminando ogni altro pensiero-distrazione che ti passa per la testa. Osservala, guardala, concentra tutta la tua attenzione su di essa, finché non riuscirai a visualizzarla nitidamente. All'inizio probabilmente nella tua mente ci sarà il buio, o un'immagine in "bassa risoluzione", forse un'ombra, o un vago contorno. Poi pian piano, con il tempo e la pratica, potrà diventare una sfumatura rossa, per poi prendere una forma più tonda, sempre più nitida, fino a diventare la pallina che vuoi immaginare, di cui vedrai ogni dettaglio. Questa è la capacità di visualizzare: per alcuni potrebbe volerci poco tempo per svilupparla, per altri invece potrebbe volerci molto di più. Come per la visualizzazione della pallina rossa allo stesso modo possiamo allenarci anche ad ascoltare un suono, toccare della materia, odorare un profumo o gustare un sapore.
Una volta che abbiamo imparato a visualizzare la pallina rossa, o a riprodurre un suono, eccetera, possiamo rendere le nostre visualizzazioni sempre più difficili e complesse. Per esempio dopo aver imparato a visualizzare e ad ascoltare un suono, potremmo mettere insieme i due per visualizzare il pendolo di un orologio ed ascoltarne il ticchettio. Per maggiori approfondimenti sullo sviluppo dei sensi sottili consiglio in particolare sia la lettura del libro Introduzione alle Dottrine Ermetiche - Volume 1 di Franz Bardon (Venexia Editore), sia degli Yogasutra di Patanjali.
Allenare l'attenzione, come noterà tanto presto quanto facilmente il praticante, è un lavoro che darà molti frutti, oltre a essere fondamentale per riuscire a portare a compimento anche gli altri esercizi della disciplina mentale, e quindi per poter governare sé stessi. Per esempio la tecnica di rivivere la propria giornata, di cui ho scritto sopra, è un esercizio che richiede concentrazione: se la mente va dove vuole lei probabilmente in molti si saranno distratti già prima di aver rivissuto i momenti tra la sveglia e la colazione. Allenando l'attenzione invece prima o poi riusciremo a fare tutto l'esercizio senza distrazioni, impiegando così anche meno tempo per farlo. Lo sviluppo dell'attenzione inoltre, come noterà il praticante, avrà anche molti utili risvolti nella vita quotidiana: nel modo in cui viviamo ciò che ci accade, nel modo in cui percepiamo il mondo, nel modo in cui compiamo ogni azione, e quindi nel lavoro, nello sport, eccetera.
Anche le varie attività della giornata però possono, e dovrebbero, diventare momenti di pratica. L'idea è di rivolgere la tua attenzione su ciò che stai facendo, in ogni momento, e quindi di allenare la presenza e la consapevolezza in ogni azione. Per esempio, quando cucini pensa a cosa stai cucinando, pensa agli ingredienti, a come fare al meglio la ricetta, rivolgi la tua attenzione verso il cibo, pensa al pomodoro che stai tagliando, alla zuppa che stai mescolando, al risotto che stai mantecando. Ascolta le sensazioni che ti suscitano gli ingredienti, immagina il posto da dove vengono, chi li ha prodotti, confezionati e trasportati, ringrazia il Sole e la Terra che te ne hanno permesso la crescita. Oppure quando ti lavi pensa al tuo corpo, alla tua pelle, allo sporco che se ne va. Quando lavori pensa a quello che stai facendo, a come organizzarlo e realizzarlo, agli effetti che ha sulle persone e sull'ambiente. In sintesi disciplinati nell'essere presente, concentrato e consapevole in tutto ciò che fai.
Silenzio
Quando riuscirai a mantenere l'attenzione stabile su un unico pensiero per almeno un minuto (senza distrarti) allora potrai passare all'esercizio successivo: il silenzio. Riuscire a "porre la mente nel silenzio" è un obiettivo che, in realtà, ha più livelli di significato. Qui però, per ciò che ci interessa ora, "fare silenzio" significa molto semplicemente fermare il chiacchierio mentale. Per fare ciò devi bloccare sul nascere ogni pensiero che affiora nella mente, e immergerti così nel silenzio.
Per semplificare le cose, all'inizio puoi provare ad ascoltare il tuo respiro. Ascolta l'aria entrare dalla bocca, passare nella trachea e riempire i polmoni, per poi uscire e rientrare ancora. Concentrati sul respiro che fluisce attraverso il tuo sistema respiratorio, mentre nella tua mente regna il silenzio.
Quando pratichi il silenzio ogni pensiero è una distrazione e pertanto va respinto, bloccato, soppresso. Nel silenzio ogni pensiero va spento, va eliminato sul nascere: il silenzio deve regnare sovrano, deve essere lui a riempire con la sua forza lo spazio della mente. Il silenzio deve fermare la corrente del pensiero e trasformare la mente in un oceano immobile.
Per fare silenzio nella mente non servono chissà quali tecniche: devi "solo" interrompere il tuo flusso di pensieri, sforzandoti di sopprimerli. Semplicemente concentrati sul respiro, blocca ogni interferenza mentale, e nient'altro. All'inizio ovviamente non sarà facile: quel poco silenzio in cui riuscirai ad immergerti non durerà molto a lungo, in quanto arriverà molto presto un pensiero a spezzare la quiete. D'altronde, come sempre, serve molta pratica e altrettanta dedizione, ma vedrai che, come per la concentrazione, con la pratica le tue immersioni nel silenzio della mente diventeranno sempre più lunghe e profonde. Allo stesso modo si acquieterà anche ciò che si muove dentro di te, permettendoti di vivere ogni momento in modo più pacifico, più calmo e più maturo.
Tre in Uno
Come ho scritto sopra, la concentrazione andrebbe esercitata solo quando la mente è calma, e il silenzio quando l'attenzione è stabile. Chi segue questo percorso dovrebbe quindi riuscire prima a calmare la mente attraverso l'osservazione dei pensieri e successivamente dovrebbe continuare la pratica con lo sviluppo della concentrazione. Ciò vale anche per il silenzio: prima si dovrebbe raggiungere l'obiettivo di mantenere l'attenzione per almeno un minuto su un oggetto senza distrarsi e solo dopo si dovrebbe fare l'esercizio del silenzio. Questa regola va intesa in due sensi. Il primo riguarda il percorso a lungo termine: per chi comincia questo percorso ci sarà probabilmente un primo periodo (di qualche giorno, o al più qualche settimana) in cui praticherà solo l'osservazione dei pensieri, un secondo periodo in cui praticherà l'osservazione dei pensieri seguita dall'esercizio della concentrazione, e quando la concentrazione sarà sufficientemente allenata completerà la sequenza inserendo anche il silenzio. Ciò significa in parole povere che, durante il suo percorso, il viandante dovrebbe cominciare a praticare le tecniche più avanzate solo nel momento in cui è pronto a farle. Il secondo senso riguarda invece la singola sessione quotidiana: ogni volta che ci si siede a meditare prima dobbiamo calmare la mente attraverso l'osservazione dei pensieri e la respirazione lenta e regolare, in modo da prepararla per l'allenamento della concentrazione. Dopodiché, una volta che con l'esercizio della concentrazione l'attenzione diventa stabile e vigile, allora possiamo passare a praticare il silenzio. Un po' come quando riscaldiamo i muscoli per preparare il corpo a fare un'attività fisica.
Sulla Pratica Quotidiana
Affinché la pratica (della disciplina dello spirito) doni i suoi frutti ci si dovrebbe dedicare ad essa ogni giorno per almeno 45-60 minuti, preferibilmente la mattina appena svegli. All'inizio, tuttavia, per molti non sarà facile dedicare a questi esercizi più di 15 minuti: d'altronde per meditare a lungo serve molta concentrazione, che chiaramente molti non hanno. Per questo motivo è necessario fare il percorso un passo alla volta. Per esempio, si può cominciare a praticare ogni giorno (o quasi) l'osservazione dei pensieri per 5-10 minuti. Dopo qualche giorno, o anche una o due settimane, si può iniziare a fare 5-10 minuti l'osservazione dei pensieri e poi altri 5 di concentrazione. Poi, nei giorni successivi, si può provare ad aggiungere 1 minuto di concentrazione alla volta, fino ad arrivare a fare 5-10 di osservazione dei pensieri più altri 10 minuti di concentrazione. Dopodiché si può procedere allo stesso modo con il silenzio: prima si aggiungono 5 minuti di silenzio, e pian piano si arriva a 10. In tal modo saremo arrivati a fare circa 30 minuti di pratica. Il mio consiglio, arrivati a questo punto, è di non andare oltre per almeno 3-4 settimane, in modo da far abituare la mente ed evitare di caricarla eccessivamente di lavoro. Quando, dopo questo periodo, la nostra meditazione quotidiana diventerà un'abitudine più "leggera", più facile e più naturale, allora si potrà anche ricominciare ad aumentare pian piano il tempo, 1-2 minuti alla volta, fino ad arrivare a esercitarsi ogni giorno per almeno 45-60 minuti. Nel caso si voglia praticare quotidianamente per più tempo consiglio comunque di lasciare sempre alla mente e al corpo il tempo di abituarsi, alternando periodi in cui aumentiamo il tempo dedicato agli esercizi di 1 o 2 minuti alla volta, a periodi in cui pratichiamo (più o meno) per la stessa quantità di tempo. Consiglio inoltre di tanto in tanto (come una o due volte al mese) di fare delle sessioni di meditazione più lunghe: per esempio se ci esercitiamo tutti i giorni 30 minuti, in queste sessioni occasionali potremmo praticare anche 60 o 90 minuti, o almeno finché la nostra attenzione ci permette di continuare.
Secondo la visione della scienza iniziatica però quanto ho spiegato finora è incompleto. Infatti se si seguono solo le indicazioni che ho dato nei paragrafi precedenti ci vorrà diverso tempo per raggiungere gli obiettivi fissati: si riscontrerà non poca fatica a calmare la mente, come anche a concentrarsi su un unico pensiero, e ancor di più a fare silenzio. Ovviamente tieniamo conto che ognuno è diverso e può avere alcune difficoltà piuttosto che altre. La causa di queste difficoltà comunque risiede proprio nella nostra mente, o meglio nel nostro sistema psicofisico, che molto spesso è intasato da diverse tipologie di "tossine" che generano squilibri al suo interno. A questi squilibri poi consegue, tra le altre cose, anche un maggiore caos mentale: un caos che in un certo senso è sia la causa che l'effetto della nostra mancanza di educazione e di disciplina. È come un cane che si morde la coda, o come un vortice che si auto alimenta. Per questo motivo oltre agli esercizi qui proposti è necessario inserire anche un altro esercizio capace di purificare la mente da queste tossine e riequilibrare le correnti che si muovono nel nostro inconscio. Questo esercizio è la Meditazione della Centratura che ho già spiegato nell'articolo a lei dedicato, e che pertanto eviterò di spiegare anche qui. Inoltre ricordo che un percorso iniziatico richiede un adeguato stile di vita: per meggiori informazioni si veda l'articolo in cui ho scritto su Yama e Niyama. Per stile di vita adeguato si intende fondamentalmente uno stile di vita inteso a favorire la salute e l'equilibrio del nostro sistema psicofisico, e di conseguenza l'eliminazione delle tossine che ci portiamo dentro. Tale stile di vita comprende quindi anche di "governare il proprio corpo" in modo adeguato, nutrendolo con ciò che è strettamente necessario ed evitando ciò che non lo è, che in altre parole significa seguire un'alimentazione prevalentemente vegetale, biologica e stagionale, priva di cibi ultra processati. L'alimentazione, come lo stile di vita, non dovrebbero però essere presi come dei dogmi: ogni viandante deve seguire il suo percorso, un passo alla volta, e ad ogni passo verificare attraverso l'esperienza diretta i risultati a cui lo ha portato la scienza iniziatica, così che possa valutare le sue azioni e scegliere come proseguire il percorso.
La Meditazione della Centratura può essere inserita nella nostra sequenza di esercizi tra l'osservazione dei pensieri e la concentrazione. Pertanto, già nei suoi primi giorni di pratica, il viandante potrebbe dedicarsi per esempio a 5-10 minuti di osservazione dei pensieri più altri 5-10 di centratura. Dopo una settimana potrebbe fare 5 minuti di osservazione dei pensieri, 10 di centratura e 5 di concentrazione. Dopo un'altra settimana può fare 5 minuti di osservazione dei pensieri, 10 di centratura, 10 di concentrazione e 5 di silenzio. Infine potrebbe arrivare a fare, in una sessione da 60 minuti, 5 minuti di osservazione dei pensieri, 20 di centratura, 20 minuti di concentrazione e 15 di silenzio. Questi tempi comunque vogliono essere solo un esempio indicativo: la pratica deve essere prima di tutto un processo sperimentale grazie al quale poter osservare e conoscere sé stessi. In questa sperimentazione quindi, attraverso l'autosservazione e l'esperienza diretta, dovremmo riuscire a capire da soli qual è per noi il giusto tempo da dedicare ad ogni singolo esercizio. Per esempio, se facciamo molta fatica a calmare la mente, possiamo dedicare più tempo all'osservazione dei pensieri e alla centratura, e meno alla concentrazione e al silenzio. Oppure, se notiamo che facciamo fatica a rimanere concentrati (ma riusciamo facilmente a calmare la mente) allora possiamo provare a dedicare più tempo ad allenare la concentrazione e meno tempo agli altri esercizi. E così via. Queste riflessioni e considerazioni non dobbiamo farle durante la pratica, in quanto sarebbero solo distrazioni, ma potremmo farle per esempio la sera prima di addormentarci, mentre riviviamo la nostra giornata e programmiamo quella successiva.
Per riassumere, ogni giorno gli esercizi finora trattati si possono suddividere in due "momenti".
Mattina (appena svegli): Osservazione dei Pensieri, Meditazione della Centratura, Concentrazione, Silenzio.
Sera (prima di addormentarsi): Centratura (5-10 minuti), valutazione degli eventi della giornata passata, programmazione della giornata successiva, eventuali esercizi per favorire il sonno e/o i sogni lucidi.
Per quanto riguarda gli esercizi per conciliare il sonno, un esercizio che potrebbe essere utile fare è il silenzio. C'è anche un'altra meditazione legata ai pitagorici che voglio citare: per farla molto breve, essa consiste nell'immaginare il sole sopra di noi che pian piano scende dietro l'orizzonte. L'obiettivo di questa visualizzazione, accompagnata dal solito respiro lento e regolare, è di rilassare il corpo e la mente, e in particolare di far scendere le frequenze delle onde cerebrali, così da ottimizzare la fase di riposo. Una volta terminata questa visualizzazione può essere utile passare al silenzio finché non ci si addormenta, in modo da non riattivare il cervello.
Ricordo infine che al praticante è sempre altamente consigliato di scrivere regolarmente su un diario le sue osservazioni, esperienze, pensieri ricorrenti, o qualunque altra cosa egli ritenga utile annotare in merito al suo percorso.
Esempio di Meditazione
Quello che segue è solo un esempio indicativo di come poter unire i tre esercizi della disciplina dello spirito e la meditazione della centratura in un'unica sessione di pratica.
Osserva il fiume caotico scorrere, sottraendoti dal suo influsso, attraverso il distacco. Con il distacco il vento smette di soffiare sulle acque, le quali dolcemente si calmano, aiutate anche dal respiro, che si uniforma, rallenta e diventa più profondo. Da tanti pensieri caotici, si passa dunque ad uno solo, ordinato dalla Volontà.
Ora dedica qualche minuto alla Meditazione della Centratura, che trovi nell'articolo a lei dedicato, e che qui non ripeterò.
Finita la Centratura, svuota la mente, e poi immagina una pallina rossa. Nel farlo potresti pensare "pallina rossa!", in modo da richiamartela alla mente. Se ti è d'aiuto, puoi provare a ripeterti ogni tanto nella mente questa frase (o il nome dell'oggetto scelto) per aiutarti a mantenere l'attenzione su quel pensiero. Oppure potresti anche chiederti: di cosa è fatta la pallina rossa? Che dimensioni ha? Quanto pesa? È liscia o ruvida? Che profumo emana? E così via, cercando, dopo ogni domanda, di percepire le varie caratteristiche che vogliamo per la nostra pallina. Se immagini una pallina rossa fatta di gomma, prova a immaginare di stringere nella mano la pallina rossa e senti le tue dita che ci affondano dentro, oppure il suono che si genera quando passi le dita sulla sua superficie.
Quando la tua attenzione è fissa e stabile, comincia a togliere tutto ciò su cui l'hai puntata, un poco alla volta. Della pallina rossa quindi elimina il profumo, la densità, la forma, il colore. Continua così fino a quando di essa non rimane che l'essenza, e poi null'altro. Infine rimani nel silenzio, bloccando ogni frase-pensiero sul nascere. Il silenzio poi, per elevarsi, deve svuotarsi: nel silenzio il respiro si eleva oltre la materia fisica, e diventa un respiro sottile, un respiro vitale, che elevandosi arriva a sintonizzarsi con il respiro cosmico, universale. Il silenzio mentale sprofonda così nel vuoto eterno dello spazio infinito.
Sposta infine la concentrazione sul corpo, sul respiro, sul cuore. "Torna in te." Ricomincia a sentire l'ambiente intorno a te, e quando te la senti riapri gli occhi.
Conclusione
All'inizio è il caos, nel senso che il flusso di pensieri va dove vuole, continuamente attratto, o distratto, da nuovi stimoli. Poi inizia la pratica: si comincia ad osservare questo flusso di pensieri e così si diventa consapevoli del caos che ci portiamo dentro. Quindi si allena l'attenzione, si sviluppa la volontà, i sensi sottili, l'immaginazione, l'intelletto: come conseguenza, la visione e la percezione del mondo iniziano a cambiare. Nel giardino della mente si fa ordine e pulizia, si elimina il superfluo, si comincia a direzionare in modo consapevole i propri pensieri, estirpando l'erba cattiva e coltivando solo i pensieri che danno i frutti che vogliamo noi. Nel giardino della mente ogni pensiero è un seme al quale diamo la nostra luce quando rivolgiamo ad esso la nostra attenzione. Disciplinare la mente vuol dire trattare la mente proprio come un giardino di cui noi (la coscienza) siamo il giardiniere: quest'arte infatti è chiamata anche Agricoltura Celeste. La scelta sta a noi: possiamo stare tutto il tempo sotto un albero a guardare le nuvole e lasciare che sia il destino a decidere al posto nostro quali piante far crescere, oppure possiamo darci da fare per realizzare con "sangue e sudore" il nostro Eden interiore.
Ad maiora.
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